* Milanesi * Sergio Bonelli, Mister No, Julia e Giuliano.
by Isabella
Sergio Bonelli, era milanese e aveva 79 anni. Lo salutano con gratitudine tutti i lettori ma soprattutto Tex, di cui è stato editore e sceneggiatore, Zagor e Mister No, che ha creato rispettivamente nel 1961 e nel 1975, e tutti gli altri personaggi della sua casa editrice, la più importante del fumetto italiano: Ken Parker, Martin Mystère, Julia, Nathan Never, Dylan Dog e Napoleone.
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Mister No.
Mister No è stato il primo antieroe di casa Bonelli e per questo è molto Onalim.
Mister No nasce nel 1975 da un’idea di Guido Nolitta, lo pseudonimo dietro al quale si nascondeva Sergio Bonelli.
Mister No è un ribelle, un contestatore per eccellenza, dice “NO” alla guerra, “NO” alle ingiustizie, “NO” alla ferrea e ottusa disciplina, “NO” alle prepotenze dei più forti con i deboli ed è per questo motivo che il più delle volte si mette in gioco sia per il suo senso di giustizia, sia per la sua grande generosità.
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Mister No è un reduce americano della seconda guerra mondiale, che per abbandonare i ricordi tristi del suo passato, ha deciso di vivere a Manaus in Amazzonia per vivere una vita tranquilla, fra belle ragazze, musica samba, fumo e alcolici. Mister No guida un piper, il suo lavoro è quello di trasportare i passeggeri all’interno della misteriosa foresta amazzonica del Brasile, dove nessun altro mezzo ha possibilità di accesso. Da qui iniziano gran parte delle sue avventure. Quando è allegro canticchia “When the Saints Go Marchin’ in”.
Intorno a lui gravitano ragazze avventuriere come Patricia Rowland, un’archeologa americana, sempre alla caccia di antiche rovine Incas, Miranda Cordeiro, figlia di un proprietario terriero del Sertão, le tre “garotas” Madalena, Irene e Maria che gestiscono il bar “Ipanema” a Belèm, la spericolata pilotessa Debora, Clara e Isabela e tantissime altre. Tutte queste donne sono molto indipendenti ed emancipate rispetto alle donne di quel periodo. E anche questo è Onalim.
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Julia
Nel 1998 nasceva il fumetto “Julia – Le avventure di una criminologa”. Anche Julia rappresenta una piccola rivoluzione perchè è la prima donna protagonista di una serie tutta sua. Io la scoprivo per caso solo nel 2002. Con Repubblica era uscita una raccolta dei Classici del fumetto, c’erano i Peanuts, Paperino, Dylan Dog, Valentina, Eva Kant, Maus, Corto Maltese, Milo Manara, e tanti altri. E fra questi c’era Julia. Me ne innamorai subito e infatti andai su ebay e comprai tutti gli albi arretrati. “Julia – Le avventure di una criminologa” è un fumetto creato da Giancarlo Berardi e disegnato da Giorgio Trevisan. Il fumetto, si articola in 128 pagine anziché nelle classiche 96 “bonelliane”.
La protagonista Julia Kendall è ispirata fisicamente a Audrey Hepburn, che è una delle attrici preferite dell’autore. Julia è bella, è intelligente, è single, ha un gatto persiano bianco che si chiama Toni, il suo migliore amico Leo Baxter è un donnaiolo, e la sua colf, Emily, è battagliera e materna. Ha una macchina d’epoca che non parte quando lei le dice che ha intenzione di cambiarla.
Nelle copertine Julia è raffigurata sempre vittima, ma questo non corrisponde mai alla realtà dei fatti perchè lei se la cava sempre e anche a testa alta. Julia Kendall è un’indagatrice dell’animo, è dotata di un’umanità e sensibilità straordinarie che le permettono, di entrare e immedesimersi nelle menti dei criminali e di risolvere i casi con la forza della parola. Wow! E così ogni mese mi presentavo in edicola, sorridente, a prendere il nuovo albo, puntuale come un appassionato della settimana enigmistica. Prima di tuffarmi nella nuova storia in bianco e nero, guardavo la copertina dove i colori servivano per rendere ancora più inquietante la scena, e poi leggevo la lettera degli affezionati alla quale rispondeva Berardi in persona. Erano quasi sempre lettere di gratitudine, per avere creato un personaggio così positivo, e tenace. E quante ragazze scrivevano che si erano iscritte a criminologia grazie a Julia! Berardi era preoccupato per l’influenza che esercitava su alcune lettrici ma era anche lusingato, si capiva benissimo. Io non gli ho mai scritto, ma ero ugualmente molto orgogliosa della mia collezione, infatti ogni albo è conservato in una busta di plastica, ed è conservato nella libreria in uno dei posti più al riparo dalla polvere.
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Esiste un documentario realizzato dal giornalista Andrea Bosco “Sergio Bonelli – L’avventura del fumetto” che è disponibile presso il Medialogo/Servizio Audiovisivi della Provincia di Milano, Via Guicciardini 6, (per scuole, biblioteche, enti e associazioni). Il documentario sarà riproposto presto allo Spazio Oberdan. E il prossimo 7 ottobre al Museo del Fumetto sarà inaugurata la grande mostra dedicata al venticinquesimo anniversario di Dylan Dog.
Ieri Giuliano Pisapia commentando la morte di Bonelli ha detto “Sergio Bonelli ha appassionato con i suoi fumetti generazioni di ragazzi e adulti. Ci lascia l’eredità della sua arte: i suoi personaggi, sono entrati nella storia dei ‘cartoon’, emozionandoci con le loro avventure che ci hanno fatto sognare e che ricorderemo sempre”. Allora io volevo chiedere a Giuliano di intestare a Bonelli una via, o ancora meglio di intestarla a una sua creatura: Mister No. Per ricordarci di dire No alla Milano che non ci piace.
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(Museo del Fumetto viale Campania, 12 – Spazio Oberdan via Vittorio Veneto, 2)




Quando ho letto la notizia sul giornale un lungo nooooo è uscito dalla mia bocca. Ero molto triste e lo sono rimasta tutto il giorno. Io ero un’appassionata di Dilan Dog e anche se ora non lo compro più…sono ancora appassionata di lui. Ho perso autobus e dimenticato di scendere dal metrò persa nelle sue pagine. E un pò della mia “testa” la devo a quei fumetti. E anche io aspettavo con ansia l’uscita mensile e leggevo tutto, anche l’introduzione e le lettere che gli scrivevano. Sergio Bonelli era un innovatore, come ce ne sono pochi e uno che credeva nel talento altrui e lo spingeva. Anche io spero che una via possa portare il nome di una sua creatura e che sia MISTER NO è un’idea meravigliosa