Il latte della Cascina Campazzo
by Daria
Un paio di giorni fa ho letto delle cose interessanti su una cascina di origine settecentesca che -secondo la mappa- si trova ad appena 4 chilometri dal Duomo, addirittura. Si chiama Cascina Campazzo, e si trova nel Parco Ticinello, zona Sud di Milano. A differenza di altre cascine di Milano che conservano il nome ma non l’attivita’, cascina Campazzo e’ invece una fattoria funzionante a tutti gli effetti: ci coltivano mais, frumento, e soprattutto vengono allevate vacche da latte. Secondo vari articoli che ho trovato, ha avuto (e ha) una storia molto travagliata: era stata acquistata dal famoso e vituperato Ligresti (si’, quello condannato in Tangentopoli e che ha cementificato mezza citta’) il quale, evidentemente non molto incline a commuoversi per la vita bucolica al confine con la metropoli, ha minacciato piu’ volte di sfratto, e una volta ha sfrattato davvero -ma per fortuna l’azione non divenne esecutiva- la famiglia di agricoltori che ci abita. Il destino del parco Ticinello di essere brutalmente cementificato e la cascina di essere buttata giu’ a picconate fortunatamente non si e’ avverato: lo scorso febbraio il Ligresti ha trovato un accordo col Comune, in base al quale il parco e la cascina finivano sotto la tutela comunale e venivano inserite (teoricamente almeno) in un progetto di riqualificazione; a Ligresti, invece, toccava un’altra area dismessa da ricostruire, quella dell’ex macello (dietro Porta Vittoria).
Questa e’ sicuramente una buona notizia, e gia’ solo per questo valeva la pena fare una visitina alle mucche Campazzo, che ruminano indisturbate non sapendo di essere scampate alle grinfie voraci della gang degli avidi costruttori di Milano.
Ma la cosa che mi ha convinto in via definitiva, e’ l’aver appreso che a Cascina Campazzo c’e’ un distributore di latte appena munto. E che si puo’ andare li’ con una bottiglia propria, mettere il soldino, e portarsi a casa il latte, come nei tempi antichi. Camminando poi per Viale Tibaldi tra milioni di automobili sfreccianti sentendosi Heidi, e pensando “oh, voialtri non capite niente”. Poi ho trovato questo sito con la mappatura di tutti posti d’Italia dove si puo’ fare, e ho capito che in realta’ non era tanto originale. Ma l’idea non ha perso un grammo del suo fascino, e cosi’ ho aspettato il primo momento utile e ci sono andata. Come recipiente, mi fa piacere dire che ha fatto il suo grande debutto in societa’ il nuovo, amatissimo thermos per la Kai Shui che invece di giacere mesi sul pavimento come pensavo, e’ stato subito messo a frutto per un progetto significativo e importantissimo!
La Cascina e’ veramente, sorprendentemente, vicina al centro di Milano. Da casa mia sono saltata su un tram e dopo solo otto fermate mi sono trovata di colpo -bum- davanti al parco Ticinello. A destra e a sinistra brutti edifici, tralicci della luce e una fabbrica in lontananza: di fronte, il parco. Prima di arrivare alla cascina giusta ho preso un sentiero sbagliato, e sono finita, credo, davanti alla Cascina Campazzino di cui anche avevo letto e che risulta ufficialmente “in disuso” e “abbandonata”. Sara’ pure in disuso, ma e’ abitata da una famiglia credo Rom, o almeno cosi’ mi pareva dalle voci e dalla musica Kusturichiana che sentivo. Nel timore che non ci capissimo se avessi chiesto informazioni sono tornata sui miei passi, ho preso la strada nel senso opposto, e dopo cinque minuti sono arrivata alla cascina giusta, la Campazzo.
Bella e’ bella, si vede che e’ antica, ma non e’ stata infiocchettata a scopo turistico: e’ proprio -davvero, fa impressione- una cascina cascina, a soli 4 km dal Duomo. Ci sono cani, papere, un sacco di mosche, carriole con gli attrezzi, randelli, galli che fanno chicchirichi’ e che sgambettano avanti e indietro, e sopratutto mucche, in una stalla all’aperto. Poi non c’era nessun altro, nel senso che era deserta: nessun visitatore, i gestori nascosti in casa, silenzio. Sono passata davanti alle mucche e ho sentito un MUUUUUUUUUUU collettivo che sembrava un boato. Forse era la felicita’ di vedere finalmente una sagoma muoversi. Ho pensato: se avessi un teleobiettivo 400, neanche tanto, una cosa normale, e salissi sul tetto della Cascina, potrei probabilmente fotografare la Madonnina o la Torre Velasca.
Surreale.
Dopo essere passata davanti alle mucche, ho trovato il distributore del latte! Procedura semplice. Ho messo il thermos sotto il piccolo tubicino, ho inserito un euro e 50, e splashhhhh e’ venuto giu’ un litro e mezzo di latte. 30 minuti dopo essere uscita di casa, ero davanti a una stalla a riempire il thermos di latte crudo appena munto.
Fatto cio’, non rimaneva piu’ granche’ da fare, visto che il parco era deserto, la cascina pure (era arrivata una famigliola nel frattempo ma vabbe’), quindi me ne sono tornata, col mio thermos un bel po’ piu’ pesante dell’andata.
Il giudizio sull’esperienza e’ sicuramente buono: e’ una cosa divertente, salutare, e soprattutto strana e sorprendente, del tutto fuori dall’ordinario. Il parco non l’ho visitato ma sembra bello grande, con una bici si puo’ girare per bene e perdersi un po’ nel verde, anche questo non e’ male. L’unica cosa -che non e’ di secondaria importanza- e’ che la zona sara’ anche sotto tutela comunale, ma ad oggi non sembra in via di riqualificazione. La Cascina ha ancora una certa aria di essere in bilico tra l’essere li’ e il non esserci, il parco non sembra molto frequentato e battuto, e il quartiere attorno coi suoi palazzoni francamente non mi pareva uno di quei posti dove e’ bello e sicuro girare a piedi di notte. In questo solenne documento redatto dall’assessore Boeri e altri, apprendo che la riqualificazione delle cascine e specialmente di quest’area verde di Milano Sud, e’ uno dei capisaldi dell’Expo 2015, tanto da dare il nome a un progetto vero a proprio, un progetto a se’. Ma ripeto, per ora a parte aver salvato il latte e la fattoria (e non e’ poco, per carita’), altro non si vede.
Ce la si fara’ a cambiare il volto di questa zona un po’ dimenticata ma -a quanto pare- potenzialmente molto molto produttiva e amena?
Speriamo. Ne guadagneremmo tutti! A proposito, il latte era buonissimo. E’ vero quello che si dice, e’ totalmente diverso da quello del supermercato, che e’ senza odore e praticamente senza sapore. E la cosa piu’ Onalim e’ che grazie alla sua maggiore cremosita’, dopo la bollitura tende a formarsi una schiumetta densa che non va via, e gia’ dopo il primo sorso hai dei baffi bellissimi.
Grazie ancora Daria! Conosco molto bene la siuazione di Cascina Campazzo ed il grave stato di precarietà in cui la Famiglia Falappi è stata costretta, per troppi anni, ad operare sotto la costante minaccia di sfratto. I tempi sembrerebbero ora finalmente cambiati e quindi la gloriosa Famiglia di Andrea e Nazareno Falappi dovrebbero poter esercitare il loro meritorio lavoro con un poco più di serenità e di sicurezza per il futuro. Un caro saluto. Gianni Bianchi





Sono stata alla cascina Campazzo in questi giorni freddissimi e sono rimasta impressionata dalla situazione delle mucche che stanno in recinti pieni ormai dei loro escrementi e di fango, riparate da tettoie in parte diroccate. In particolare mi hanno fatto molta pena i vitellini più piccoli che hanno passato anche le notti più gelide all’aperto, lontano dalle madri. Alcuni sembravano anche malati. Purtroppo dietro alla produzione di latte, anche quella che sembra tanto bucolica, c’è lo sfruttamento degli animali senza sensibilità. Spero che se ci sarà una riqualificazione della cascina questa riguardi innanzitutto il benessere degli animali.