Il parco dei cognomi difficili

Ho due figlie, una di 11, l’altra di 6.
Tra le due c’è esattamente un ciclo scolastico delle elementari.
Abbiamo mandato la seconda nella stessa scuola della prima, il “famigerato” Trotter, tra via Giacosa e via Padova, e abbiamo dunque toccato con mano la progressiva fuga degli “italiani,” poco propensi a mandare i propri figli in classi dove la maggior parte dei bambini hanno cognomi difficili da pronunciare.
Da Maia a Nina c’è stato infatti un crollo di presenza italica certificata (parlo di cittadinanza italiana) e oggi Nina è in una classe di 20 bambini di cui solo 3 italiani “doc”.
Ora, reggetevi forte!
A lei gliene sbatte qualcosa? No.
Gioca con bambini milanesi di ogni provenienza (filippini, ecuadoregni, boliviani, cinesi, egiziani ecc.), impara a leggere e a scrivere insieme a loro e si diverte.
Io sono diventato rappresentante dei genitori e posso testimoniare che in effetti è difficilissimo pronunciare e ricordare i nomi di tutti e che quindi li sbaglierò sicuramente.
Ma di nuovo, reggetevi fortissimo!
A loro gliene sbatte qualcosa? No.
Quelli più pazienti si scelgono un nome finto italiano per venirci incontro, gli altri si rassegnano serenamente al fatto che pronuncio male il loro nome come loro pronunciano male il mio (che poi, sapeste quante volte gente italiana da generazioni mi storpia orrendamente il cognome…).
Per il resto ci intendiamo a meraviglia, facciamo circolare le informazioni che servono su un gruppo whatsapp, abbiamo tirato su una bellissima festa di halloween e siamo una classe talmente normale da risultare quasi banale.
Ma con due piccoli valori aggiunti.
Il primo: ci godiamo la scuola più bella di Milano, immersa nel verde di un parco immenso, senza macchine a rompere i coglioni e con un trionfo di spazio, prati, panchine, alberi, scivoli e altalene ad allietare ogni nostra entrata e uscita scolastica (e se credete che questo sia poco in una città come Milano, siete pazzi).
Il secondo: ce lo godiamo alla faccia della pochezza umana di chi ha scelto di abbandonare la scuola più bella della città solo perché faceva fatica a pronunciare dei cognomi.
E mi raccomando, tra un po’ iniziate pure a lamentarvi che i posti migliori vengano dati agli “stranieri”, quando sapete benissimo che glieli avete lasciati voi.
Babbioni.

 

Mauro Mercatanti

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