16 mar 2012, 8:40
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Tashi Delek

by Daria

Quando vivevo a Pechino, una mia amica scopri’, in un vicoletto oscuro di un quartiere anonimo, un importatore mongolo di pashmine, la tradizionale stola di cashmere tipica della tradizione nepalese-tibetana-mongola-cinese. Io, che ero da anni in una fase contestatrice e simil-punk anche nell’abbigliamento, non ero avvezza a toccare tessuti cosi’ pregiati e morbidi: probabilmente e’ stato il mio primo vero contatto con un oggetto “di lusso”. E me ne innamorai. Ne comprai due, una arancione e una viola, e le riportai poi in Europa avvinghiata a loro trionfalmente, trascinandole da un trasloco a un altro e non separandomene quasi mai. Finche’ la mia sbadataggine prevalse, e tra un viaggio in treno e una serata al cinema, le persi tutte e due. Che peccato! more »

* Quartieri di Milano * Il bosco verticale del quartiere Isola

by Daria

Ieri ho appreso, tramite un contatto facebook, una cosa di cui mea culpa non ero a conoscenza: nel quartiere Isola, Stefano Boeri sta facendo costruire (pare saranno pronte entro il 2015) due torri, di 110 e 76 metri rispettivamente, le quali saranno completamente ricoperte da boschi verticali. Praticamente sono grattacieli normali, solo che un sacco di specie di piante e arbusti vari, tropicali, rari, eccetera, si arrampicheranno su su su per le pareti, le quali alla fine saranno quindi completamente verdi, come una vera e propria foresta. Una foresta perpendicolare al suolo. more »

10 ott 2011, 10:19
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Il latte della Cascina Campazzo

by Daria

Un paio di giorni fa ho letto delle cose interessanti su una cascina di origine settecentesca che -secondo la mappa- si trova ad appena 4 chilometri dal Duomo, addirittura. Si chiama Cascina Campazzo, e si trova nel Parco Ticinello, zona Sud di Milano. A differenza di altre cascine di Milano che conservano il nome ma non l’attivita’, cascina Campazzo e’ invece una fattoria funzionante a tutti gli effetti: ci coltivano mais, frumento, e soprattutto vengono allevate vacche da latte. Secondo vari articoli che ho trovato, ha avuto (e ha) una storia molto travagliata: era stata acquistata dal famoso e vituperato Ligresti (si’, quello condannato in Tangentopoli e che ha cementificato mezza citta’) il quale, evidentemente non molto incline a commuoversi per la vita bucolica al confine con la metropoli, ha minacciato piu’ volte di sfratto, e una volta ha sfrattato davvero -ma per fortuna l’azione non divenne esecutiva- la famiglia di agricoltori che ci abita. Il destino del parco Ticinello di essere brutalmente cementificato e la cascina di essere buttata giu’ a picconate fortunatamente non si e’ avverato: lo scorso febbraio il Ligresti ha trovato un accordo col Comune, in base al quale il parco e la cascina finivano sotto la tutela comunale e venivano inserite (teoricamente almeno) in un progetto di riqualificazione; a Ligresti, invece, toccava un’altra area dismessa da ricostruire, quella dell’ex macello (dietro Porta Vittoria).  more »

Kalinka

by Daria

Sempre in cerca di posti che mi permettano di passare la pausa pranzo nella maniera a me piu’ congeniale possibile e che mi tirino fuori dagli ingorghi incravattati dell’ambiente in cui lavoro, l’altro giorno ho scoperto un altro luogo altamente degno di nota, forse ancora di piu’ del surreale negozio anni ’80 che vende le replay e le crystal ball: si chiama KALINKA ed e’ una specie di piccolo ed elegante supermercato russo. Mi sono gia’ innamorata di questo posto.

Praticamente, bene allineati su luminosi scaffali, vende: strani oggetti russi di arredamento, di legno dipinto a colori scuri o vetro (guantiere, bicchieri, centrotavola, bottiglie); matrioske; libri e giornali in cirillico e dvd in lingua; giocattoli per bambini, creme di bellezza e saponi, sempre marchiati in cirillico; i piu’ disparati generi alimentari russi (caviale, storione affumicato, sardine in scatola, finestrate intere di pickles e verdure marinate, succhi di frutta, buste di carne secca, eccetera eccetera). Al bancone finora ho visto tre tizi piuttosto giovani, tutti russi ovviamente: un ragazzo magrino, biondissimo e dall’aria un po’ indifesa, e due ragazze con il fare molto piu’ imperioso e deciso, di cui una semi-orientale (minoranza mongola? Chissa’, prossima volta glielo chiedo). Appeso al muro, su un angolo, c’e’ un televisore sintonizzato ovviamente su canali russi da cui, di solito, all’ora di pranzo, proviene un telegiornale. I colori sono un pochino sbiaditi, ma mi piacciono, sono riposanti. In pausa pranzo e’ aperto fino alle 14, e alle 14 precise, le ragazze dicono, in una maniera che non ammette repliche di sorta: “CHIUDERE! FUORI!” Per cui non resta che ubbidire e avviarsi all’uscita in tutta fretta, sperando di non irritarle. more »

7 feb 2011, 2:05
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* Cina a Milano * Dall’integrazione forzata al massaggio agli zigomi: una serata cinese.

by Daria

C’è qualcosa di assolutamente affascinante nel modo in cui la mentalita’ cinese media si rapporta col terreno dell’ “integrazione con lo straniero”. Nel senso, fondamentalmente, che quest’ultima e’ raramente spontanea. Intendiamoci, i cinesi sono curiosi anzi curosissimi di sapere noi cosa facciamo cosa mangiamo quanto guadagnamo come dormiamo quante volte pisciamo e compagnia bella, ma raramente, quando si convive sullo stesso territorio -quindi sia nel caso dei cinesi che vivono in italia, sia in quello di stranieri che vivono in cina- si creano spontaneamente i presupposti per una chiacchiera informale e senza un secondo fine che ci spinga a conoscerci di piu’. La timidezza, la leggera xenofobia, la sconvenienza sociale e fondamentalmente la mancanza di un obiettivo preciso ci rendono tutti abbarbicati nelle nostre realtà, noi e loro, e quindi fingiamo abilissimamente di ignorarci. Una passeggiata per la Chinatown milanese e’ un esempio di quello che sto dicendo: c’e’ qualcosa di piu’ culturalmente e reciprocamente alienante? more »