Pinocchio e Milano
by Daria
Mi piace molto quello che Italo Calvino scrisse a proposito della favola di Pinocchio, in occasione del suo centenario, nel 1981: “Ogni apparizione si presenta in questo libro con una forza visiva tale da non poter essere piu’ dimenticata“. Anche io penso che questo sia il punto di forza, e la cosa piu’ bella, di questo grande capolavoro.
Pinocchio e’ sicuramente, innanzitutto, una favola pedagogica che ci insegna la superiorita’ del bene rispetto al male e che bisogna imparare a sfuggire ai pericoli e alle brutte tentazioni che albergano numerose dentro e fuori di noi. Ma e’ anche un affascinante racconto, allegorico, onirico e archetipico, di un percorso travagliato di crescita personale, fatto di ribellioni, rinunce, pentimenti, vittorie, compromessi e sconfitte. Uno spaccato di vita interiore a cui ci si puo’ universalmente rapportare. Per questo e’ cosi’ amato: perche’ parla di ognuno di noi, e di ogni momento della nostra vita. Pinocchio durante tutto il libro si trasforma, subisce metamorfosi continue e si muove incessantemente attraverso se stesso, incontrando queste meravigliose figure simboliche che tutti conosciamo, questi archetipi buoni e cattivi attorno ai quali si snoda il suo percorso salvifico verso la catarsi e verso il bene: il Gatto e la Volpe, la Fata turchina, il Grillo parlante, Lucignolo, e naturalmente Geppetto e la sua casa, che sono il centro di tutto. Il simbolo del bene, della mamma, del ventre da cui il nostro burattino nasce e a cui ritorna diverso, migliore, cresciuto. Abbandonando il legno (il simbolo del “grado zero” dell’infanzia inconsapevole e primordiale) e diventando a tutti gli effetti un Uomo. Chissa’ per quanto, pero’, aggiungo: la storia della nostra vita, come quella di Pinocchio, e’ fatta di continue ricerche di noi stessi e di continue, faticose, fughe dal male. La vita e’ praticamente una serie infinita di Pinocchi, uno dopo l’altro, e di trasformazioni continue da legno a carne. Percio’ questo libro va al di la’ della semplice morale bacchettona del “non voglio essere piu’ un burattino cattivo!”. E’ un libro che parla della vita, nel senso piu’ ampio e profondo del termine. Forse sara’ per questo che Collodi, rispondendo alla domanda “perche’ ha scelto di raccontare la storia di un burattino che diventa umano?” rispose: “Davvero l’ho fatto finire cosi’? Non me lo ricordavo“.
Le Marionette Colla
by Daria
Le marionette e i burattinai sono Onalim per definizione, dai Pinocchio e Geppetto collodiani alle marionette vere manovrate dai loro padroni nascosti. Il motivo e’ scontato: e’ un tipo di teatro che riunisce in se’ lo stupore infantile, la comicita’ in tutti i sensi e in tutte le salse, la magia, la poesia, l’intrattenimento puro e fine a se’ stesso, e tanto altro. E ovviamente parte del fascino sta anche nel suo senso metaforico, la rappresentazione dell’uomo che attraversa il percorso della vita guidato e manovrato da una forza superiore (che magari per alcuni si chiama Dio, per altri inconscio, per altri qualcos’altro, ma insomma, sempre di fili ideali si tratta). Percio’ credo che i burattinai, che si trovano a dover comprendere e gestire tutti questi innumerevoli “strati” ed elementi cosi’ diversi tra loro, siano artisti con una sensibilita’ e una cultura molto particolare. Mi interessano, mi incuriosiscono, vorrei sapere tutto di loro. Mi interessano quasi piu’ loro, che le marionette stesse o gli spettacoli in se’. more »




